L’ovale della Buca
è incorniciato da una tavolozza di colori,
che distinguono i settori
delle varie Contrade.

Quanto soffra il contradaiolo
in quelle ore è impressionante:
in quegli istanti in cui i cavalli
fanno il loro ingresso fra i canapi,
molti di loro non ce la fanno
nemmeno a guardare la partenza,
tengono gli occhi chiusi,
si stringono l’uni agli altri,
si inchinano sulle ginocchia tremolanti
e con le lacrime agli occhi piene di tensione.

L’intera Buca è tutta rivolta
verso i due canapi, verso la “mossa”,
la corsa è brevissima
ma interminabile allo stesso tempo,
i cavalli montati a pelo dai fantini
devono percorrere tre giri di pista.
Quel minuto tanto atteso, preparato,
immaginato, sognato per un anno
da un’intera città, esplode poi
con furore liberatorio.

Quando il cavallo di “rincorsa”
entra tra i canapi la mossa è “bona”,
e i cavalli partono come fossero
una cometa variopinta;
il loro furioso galoppo lo si sente
sotto i piedi, ma non lo si ode
perché viene sommerso
da un’impressionante urlo che dura
incessantemente per tutta la corsa.

Una corsa potente e segreta
che porta con sé i sogni dei contradaioli.
Una sola Contrada uscirà dalla Buca
a testa alta, per gli altri, gli sconfitti
non ci saranno posti d’onore
ma solo lacrime di disperazione
perché quel sogno tanto atteso
è svanito ancora una volta.
Pochi secondi e tutto è compiuto,
l’invasione di pista da parte
della Contrada vincitrice è totale:
attimi indimenticabili per chi li vive,
verso quel premio tanto agognato
che rappresenta la Vittoria. Il Cencio.