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Sant’Andrea

Colori:

Rosso e Verde

Araldica:

Trinciato di verde e di rosso alla croce di S. Andrea ancorata dell’uno all’altro e bordata d’oro; sul tutto profilo di torre. Cimato di corona di nobile.

Simboleggia:

Fede, onore, vittoria, valore, guerriera nobiltà

Vittorie:

3 (1987 – 1991 – 2009)

Santo patrono:

S. Andrea (30 Novembre)

Sito web:

www.nobilecontradasantandrea.it

Questa Contrada abbraccia il cuore
del centro storico, comprendendo
l’intera area che anticamente era occupata
dal Castello di Salamarzana, primo nucleo
intorno al quale, si andò formando l’intero
paese intornai primi anni del 1300,
quando esso sembra aver acquistato
caratteristiche abbastanza definitive.

Entrando nel Castello dalla Porta Nuova
(che si apriva in corrispondenza della torre,
detta poi di Castruccio), si poteva percorrere
la vera e propria Contrada di S. Andrea,
così chiamata grazie ad una Chiesa
che li vi era situata
(ricordata per la prima volta nel 1202),
e successivamente al Monastero
fondato nel 1330 da Monna Lippa Bostichi
dei Della Volta, edifici questi che sorgevano
nella piazza Lavagnini
(la dove oggi c’è l’ospedale S. Pietro Igneo).

Da qui cominciava la zona
dove risiedevano le famiglie
più antiche e potenti,
a cominciare dai Visconti
che avevano la propria dimora
proprio davanti alla Chiesa.
Subito dopo (con l’attuale via Guglielmo
di S. Giorgio) iniziava la cosiddetta “Volta”,
ovvero l’ampia curva che scendeva
verso l’attuale piazza V. Veneto.
Era detta anche “Volta di S. Giovanni”
data la vicinanza dell’antica pieve
di S. Giovanni.

Da questo luogo prese nome
un vasto gruppo di famiglie magnatizie,
un tempo riunite in consorteria,
poi spesso in lite tra loro,
che si chiamarono appunto
“Della Volta”, e che ebbero qui case
e palazzi.
Era questa la zona più ricca
e socialmente qualificata di Fucecchio
e certamente qui sorgevano le dimore
più belle, con chiostri e loggiati.

Arrivati sulla Piazza, che non aveva altro nome,
poiché era la principale del paese,
la “platea per eccellenza”, si potevano vedere
le numerose botteghe che vi erano ettestate
e che il Comune concedeva ogni anno in affitto.

Qui la vita si animava più che altrove.
Era il centro politico del paese
e spesso il Consiglio si riuniva sotto il loggiato
del Palazzo del Podesta,
sorto proprio in quegli anni,
anche se in forme diverse da quelle attuali.
Era inoltre il centro economico
dove confluiva il pesce pescato
nelle allora ricche acque della Gusciana
e dove si vendevano all’incanto
il giuoco dei dadi, la gabella delle porte
e quella delle meretrici.

Sul Poggio si vedeva la pieve,
più piccola dell’attuale Collegiata,
in basso si poteva scorgere
il profilo della torre della Valle
che difendeva l’omonima Porta e,
più alta, la torre del Cassero sul luogo
dove poi fu costruita la Rocca.

Scendendo dall’attuale
via Borgo Valori, si arrivava alla “piazzetta”
dove si trovava una vecchia Porta
che segnava probabilmente
il limite dell’antico Castello.
Ma l’aumento della popolazione
aveva fatto ormai traboccare
le case oltre le vecchie mura
ed erano nati così i nuovi borghi:
Gattavaia (l’attuale via Manzoni)
e Borghetto (l’attuale via Lamarmora).
Più ad occidente le ultime case
del Poggio Alberighi, o Poggetto,
erano guardate dalla torre di Bicchieraia
che segnava il confine con l’aperta campagna.